Quello che devi sapere sullo sfruttamento animale nel turismo


Lo sfruttamento animale in Thailandia è frequente. Ogni giorno in qualche gruppo di viaggiatori vedo foto che riguardano questo paese. A volte sono foto che ritraggono i suoi meravigliosi paesaggi, altre selfie o scatti con animali.

Ecco, questa seconda tipologia ricorrente di foto mi causa rabbia e mi spinge a chiedermi se le persone sappiano cosa si nasconda dietro queste attività turistiche con gli animali.  Sono informati, ma non gliene frega nulla – pur di rispondere al delirio narcisistico di mostrarsi con animali selvatici e far girare queste foto su Internet – o, semplicemente, ignorano la realtà e il loro atteggiamento è la conseguenza di una mancanza d’informazione?

Io non sono mai stata in Thailandia, ma voglio raccontarvi quello che so c’è dietro questi tour o gli show di strada.

E spero che questo mio post spinga anche altri travel blogger, che la Thailandia la conoscono bene, a fare informazione, a raccontare anche i suoi lati negativi, così che più gente possa decidere di viaggiare in maniera consapevole.

 

elefante

 

Sfruttamento degli elefanti in Thailandia

Picchiati, torturati, maltrattati. È il triste destino degli elefanti in Thailandia e in molti altri Paesi asiatici e africani. L’elefante è da sempre simbolo nazionale di questo paese, forse proprio per questo molti turisti credono che sia un animale venerato e rispettato. Niente di più falso.

I cuccioli di elefante vengono catturati nelle foreste, strappati alle loro madri a un’età compresa fra i 3 e i 6 anni – a volte anche più giovani – privati della loro libertà perché rinchiusi in gabbie di legno di pochi m2.

 

 

Phaajan: l’addestramento degli elefanti

L’addestramento inizia quando sono ancora giovani e subiscono durissime punizioni. Nonostante gli elefanti siano animali estremamente docili e intelligenti per natura, non c’è nulla di naturale nel loro atteggiamento durante uno show per strada o in un circo, quando dipingono con la loro proboscide o fanno massaggi.

Questi animali selvatici sono sottoposti a un crudele processo chiamato Phaajan, un training che serve a “spezzare lo spirito dell’elefante” per costringerlo a interagire con gli esseri umani e sottometterlo al suo mahout, padrone.

Rinchiusi in gabbie, le loro zampe vengono legate e tirate con delle corde, sgridati ripetutamente, percossi, colpiti con strumenti appuntiti, tutte pratiche che hanno lo scopo di dominarli.

Il tutto dura settimane, finché non si ammansiscono e il loro spirito non si spezza, solo allora accetteranno di essere cavalcati senza ribellarsi. Solo allora saranno pronti per il mercato turistico. Pronti ad obbedire ai comandi dei loro mahout. 

Come tradizione nell’Asia dell’Est, il mahout di un elefante non è mai coinvolto negli abusi fisici durante il Phajaan. Nella fase finale di questo processo, il mahout nutre l’elefante, quello sarà per l’animale il suo primo pasto con acqua dopo giorni interi. Il mahout lo libera poi dalla gabbia.

Dopo settimane di torture, di abuso mentale ed emotivo, l’elefante individua questa figura umana come il suo salvatore e si affida a lui. Questo è solo un altro stadio della manipolazione mentale ed emotiva, e il mahout guadagna così grande controllo sul suo animale.

 

trekking sull'elefante

 

Morti a causa di stenti e maltrattamenti

Gli elefanti più deboli non arriveranno mai ai turisti, muoiono in seguito alle torture, agli stenti e alla disidratazione.

Ora in Thailandia gli elefanti liberi sono la metà di quelli che crescono in cattività.

Sono spesso costretti a lavorare o a esibirsi con ferite, cicatrici, lacerazioni ben visibili sulle orecchie o sulla loro testa. E già questo dovrebbe convincere un turista malinformato a non pagare per lo show o per una cavalcata.

A lungo andare, iniziano a manifestare stress e disordini mentali. 

Un elefante femmina è morto per un attacco di cuore in Cambogia. L’elefante stava trasportando due turisti al tempio di Angkor, percorrendo 2 km sotto i 40 gradi.

 

Il santuario delle tigri

Giorni fa è stata diffusa su internet la notizia del ritrovamento di 40 carcasse di cuccioli di tigri. Il tempio Wat Pha Luang Ta Bua, a due ore dalla capitale Bangkok, era una famosa meta turistica perché considerato il santuario delle tigri.

Erano quanrant’anni che le associazioni ambientaliste locali denunciavano le aberrazioni ai danni di questi animali.

I monaci utilizzavano 137 felini come attrazione turistica e facevano pagare un biglietto ai turisti per l’accesso a quello che un tempo era un semplice monastero.

Le accuse a cui risponderanno ora i monaci, sono quelle di aver allevato specie protette, venendo meno al regolamento CITES (convenzione sul commercio delle specie minacciate in via di estinzione).

Le tigri venivano sedate per permettere ai turisti di avvicinarsi a loro e di scattarsi foto. Ne ho visti davvero tanti di questi scatti girare su Facebook.

 

tigre legata a una catena

 

tigre chiusa in gabbia

Viaggi responsabili

Ricordatevi sempre, quando viaggiate, che se pagate per montare un animale o anche solo per accarezzarlo o scattarvi un selfie con lui, con il vostro denaro state contribuendo al mantenimento in cattività di esseri viventi.  

Non è giusto che un animale diventi strumento di business, che venga utilizzato per divertire turisti incoscienti, perché nessun animale sceglierebbe di vivere in cattività se potesse.

Siamo responsabili e, decidendo di assistere a spettacoli come show o circhi, diventiamo complici di queste ingiustizie.

Tutti noi possiamo contribuire a porre fine a queste crudeltà boicottando attività turistiche in cui ci sono animali in cattività, pacchetti e offerte turistici che nascondono quasi sempre maltrattamento animale e molto altro.

Condividi questo articolo con gli altri in modo che tutti possano conoscere la verità e ricorda: dietro un semplice scatto fotografico si nascondono schiavitù e sofferenza.

 

 

Eliana Lazzareschi Belloni
About me

Scrittrice, web content writer, viaggiatrice. Viaggio con il corpo, la mente e lo spirito. Adoro la natura, i suoi colori e i suoi profumi. Mi piace leggere, ascoltare e immaginare.

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4 Comments

salento vacanze
Reply ottobre 22, 2016

no allo sfruttamento e alla sofferenza degli animali

Marco Fiocchi
Reply agosto 15, 2017

Sono in Thailandia e confermo tutto. Non solo, come ho avuto modo di scrivere nei commenti al tuo link su fb con Andrea Petroni, ora sta diventando un business anche la promozione "etica" nel rapporto con gli elefanti. In pratica molti parchi che sfruttavano e sfruttano gli animali, ora fingono di proteggerli pur di rastrellare turismo. E' molto complicato spezzare questo circuito.

    Eliana Lazzareschi Belloni
    Reply agosto 18, 2017

    Immagino ed è davvero difficile non cadere nel tranello se non si fanno accurate ricerche. Io rimango dell'idea che gli animali debbano essere liberi. Chi vuole ammirarli, deve farlo a debita distanza.

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